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The Iwik – viaggiando s’impara

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Fotografa amatoriale, appassionata e iperattiva, che ama viaggiare, conoscere culture diverse e scoprire nuovi luoghi da raccontare.

Questo è il mio diario di viaggio.

Buona lettura, nella speranza che possa essere utile ai viaggiatori amanti della natura e del cambiamento.

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Borghi toscani ON THE ROAD

Ormai avrete imparato che il mio modo preferito di viaggiare è su ruote! Che siano due o quattro… poco importa! L’importa è macinare chilometri alla scoperta delle bellezza di questo mondo!

In questo articolo vi parlerò del tour di alcuni Borghi toscani che ho visitato quest’estate, nella speranza che possa farvi da guida per la scelta del vostro prossimo viaggio!

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Siamo partiti da Milano in direzione Argentario, per l’esattezza verso Porto Ercole. Qui abbiamo trascorso qualche giorno all’insegna del mare, dello snorkeling e di un magnifico giro in barca a bordo della Sirius, in compagnia di Fabio e Roberta, due meravigliose persone che ci hanno accompagnato alla scoperta delle bellezze del luogo, rigorosamente via mare! Le spiagge dell’Argentario sono spesse molto affollate, ma se siete muniti di scooter o macchina (meglio ancora sarebbe un gommoncino) potreste senza dubbio trovare qualche caletta semi deserta dove rilassarvi davanti ad un mare veramente bello. Naturalmente, località marittima cosa vuol dire? Cena a base di pesce freschissimo! Noi abbiamo cenato al Gambero Rosso, un ristorantino sul lungo mare di Porto Ercole e non siamo affatto rimasti delusi… Ve lo consiglio assolutamente!

Da qui siamo partiti per il vero viaggio ON THE ROAD nell’entroterra toscano. La prima tappa è stata Manciano, dove abbiamo alloggiato in uno splendido agriturismo a pochissimi minuti dalle Terme di Saturnia, dove ci siamo recati alcune ore: beh.. nonstante il caldo, immergersi nelle acque termali è davvero rigenerante! Dopo il breve relax nella acque solfuree siamo andati a visitare il magnifico borgo di Pitigliano, il paese del tufo, arroccato in un modo davvero spettacolare su uno sperone proprio di tufo. La vista da qui è spettacolare (ed il cibo anche!). Proseguendo verso est, siamo andati a visitare il fratello minore di questo borgo, cioè Sorano. Naturalmente fratello minore non per bellezza ma per dimensione, infatti anche questo piccolo paesino è caratterizzato da case in pietra e piccole viuzze in cui camminare godendosi l’atmosfera antica che ancora si riesce a respirare.

Dopo la visita dei nostri primi borghi, abbiamo deciso di fare un salto in un altro sito termale, poco distante, per rilassarci prima della tappa successiva. Ci siamo quindi fermati ai Bagni San Filippo, località non più in provincia di Grosseto, bensì in quella di Siena. Siamo così arrivati nella verde Val d’Orcia. La notte l’abbiamo passata presso un B&B molto accogliente vicino al centro di San Quirico d’Orcia, dove abbiamo passato il tardo pomeriggio e la serata, con una cena davvero ottima presso il risotrante Il Vecchio Forno. La mattina seguente siamo ripartiti alla volta di Siena. Purtroppo il caso ha voluto che il palio fosse proprio il giorno precedente al nostro arrivo, ma i segni della manifestazione erano ancora ben visibili in tutta la città, addobbata da bandiere dei vincitori (la Contrada della Giraffa) e pullulante di turisti e di persone del luogo euforiche e sorridenti. Qui abbiamo trascorso l’intera mattinata, prima di recarci a San Gimignano, visitando Piazza del Campo, il Duomo di Siena, il Battistero, la Torre del Mangia e varie piancoteche che si possono trovare in molte vie.

Tra i borghi visti fino ad ora, sicuramente San Gimignano è tra i miei preferiti! L’atmosfera che si respira è di altri tempi, le vie sono piene di negozietti di artigianato e profumini invitanti. Nonostante il turismo molto fitto, siamo riusciti a fare una bella passeggiata per tutto il borgo, ammirando Piazza della Cisterna, Piazza del Duomo e le sue bellissime Torri. Da qui si gode di una vista davvero molto bella sui colli toscani. Nel pomeriggio ci siamo diretti a Volterra, il paese dell’alabastro. Abbiamo alloggiato presso l’Hotel Nazionale, che gode di una posizione davvero perfetta per visitare il borgo. Qui abbiamo visto la Piazza dei Priori, il Duomo, le Mura etrusche, la Fortezza Medicea, l’anfiteatro romano e gli innumerevoli negozi di lavorazione dell’alabastro.

Il giorno seguente siamo andati a Pisa, a visitare in modo molto rapido la Torre Pendente, dove una miriadi di turisti si mettono in pose davvero esilaranti per farsi scattare foto (dalla dubbia riuscita) ed immortalare il momento in cui si incaricano di reggere il peso della torre, il Duomo ed il Battistero. Tutte queste 3 attrazioni si trovano nella Piazza dei Miracoli.

Se ve lo state chiedendo, la Torre di Pisa,  costruita tra il XII e il XIV secolo come campanile del Duomo, non combatte contro nessuna legge della fisica… Anzi! Il suo asse verticale passa perfettamente per il suo baricentro, quindi nonstante la sua rischiosa pendenza… la torre non cadrà mai!

Questa era l’ultima tappa nel nostro viaggio in Toscana, da qui siamo ripartiti alla volta della Liguria, dove abbiamo sostato per una notte a Sestri Levanti prima di ripartire per Milano!

Qualche consiglio?

  1. NON abbiate fretta di vedere i borghi, godeteveli con tranquille passeggiate
  2. Fatevi ammaliare dall’artigianato locale
  3. Se siete allergici ai gatti, occhio! Alcuni borghi pullulano di queste magnifiche creature.
  4. Assaggiate il più possibile i prodotti tipici

Durata del viaggio: 8 giorni

Chilometri percorsi: 1138 km

 

Al prossimo viaggio!

Camilla

 

Praga, città magica

Cosa vedere a Praga? Un itinerario a piedi per rimanere affascinati da questa città classica e moderna allo stesso tempo.

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Come arrivare a Praga

L’aeroporto di Praga è collegato con tutti i principali aeroporti italiani. Dall’Italia si raggiunge con un volo che dura meno di due ore ma soprattutto con voli Ryanair a prezzi davvero convenienti. Tra volo low cost ed il costo della vita in Repubblica Ceca, Praga è sicuramente una destinazione economica di tutto rispetto.

Cosa vedere?

Il nostro hotel si trova vicino al Museo Nazionale, all’inizio di un lungo vialone costellato di risotranti e negozi che porta all’inizio dell’intricato dedalo di viuzze della Città Vecchia. La Piazza della città Vecchia è senza dubbio uno dei luoghi più belli e anche più visitati della città.  Potrete assistere al movimento del famoso orologio astronomico, reduce da una attento e recente restauro, che scocca ad ogni cambio d’ora della giornata. L’orologio fa parte del Municipio della Città Vecchia ed è l’orologio astronomico più antico di tutte Europa. Qui potrete trovare diversi stand gastronomici dove potrete assaggiare il tipico prosciutto di Praga, o qualche altro cibo tradizionale ceco.

Il Ponte Carlo, icona di Praga, è il più antico dei ponti della città, senza dubbio uno dei monumenti da vedere. Fu costruito su ordine di Carlo IV. La prima pietra è stata posizionata nel 1357 e nel 1402,  dopo 45 anni, fu completato. All’inizio ed alla fine del ponte troverete due torri fortificate, una con una porta di accesso sulla città vecchia e l’altro sulla città piccola. Entrambe le torri si possono visitare!

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Il Castello di Praga è edificio riferimento per tutto lo Stato. Oggi ospita il Presidente della Repubblica, ma in passato hanno vissuto all’interno della fortificazione tutti i sovrani boemi. Si tratta di un complesso di edifici storici, tutti da visitare. Tra i più importanti ci sono La Cattedrale di San Vito, San Venceslao e San Adalberto, il Palazzo Reale e il santuario Mariano di Loreto.

La Casa Danzante è diventato un simbolo non solo di Praga ma di tutta l’architettura moderna. E’ stata costruita nel 1996 su progetto degli architetti Vlado Milunić e Frank O. Gehry, che si sono ispirati alla figura danzante di Fred Astaire e Ginger Rogers. Non lontana dal Ponte Carlo, è possibile raggiungerla con una breve passeggiata.

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Il Muro di Jhon Lennon: le scritte sui muri nel centro di Praga non sono mai state ben viste, a causa del regime comunista prima, ed oggi perché tutto il centro di Praga è Patrimonio Unesco. L’unico muro dove è possibile esprimersi è proprio questo: è diventata un’usanza scrivervi sopra frasi e disegni ispirati al movimento per la libertà, la pace e l’uguaglianza. Questo muro è un luogo molto affollato di turisti ed artisti di strada che si esibiscono a tutte le ore del giorno.

Questo è l’unico muro del centro storico dove scrivere non costituisce un reato

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Le viuzze di Malá Strana sono un bellissimo modo di trascorrere qualche ora immersi nell’atmosfera di una Praga viva, giovane e in movimento. E’ bello girovagare per questo quartiere senza una meta, lasciandosi trasportare dalla bellezza degli edifici che si incontrano ed i numerosi negozietti di cristalli di Boemia e piatti tradizionali locali.

Il bello di Praga è sicuramente che è una città a misura d’uomo, nonstante la sua estensione, le cose più belle da vedere sono concentrate nelle zone centrali. E’ quindi la sua particolarità essere visitata senza alcuna fretta, passeggiando per le belle vie del centro, fermandosi qua e là in qualche bel negozietto tipico o per assaggiare qualche delizia locale.

Per quanto riguarda il cibo, sempre molto importante, non fatevi ingannare da belle insegne luminose, sono spesso locali molto turistici. Cercate i posti più tradizionali per assaggiare tutte le specialità della cucina ceca. Io vi consiglio sicuramente l’U tří růží ed il Plzenska, entrambi nella città vecchia.

Come Muoversi a Praga

Nel caso non decideste di muovervi a piedi, potete comprare biglietti da 30′, 60′ o 90′ minuti per il vasto crocevia di mezzi pubblici, tra cui metropolitana, pullman ed autobus. Per le vie della città troverete anche tanti mezzi alternativi come i monopattini elettrici, le biciletti a noleggio ed anche i risciò con autista.. Insomma avete l’imbarazzo della scelta!

 

Nuova Zelanda ON THE ROAD – parte 2

Eccoci di nuovo insieme per proseguire il nostro viaggio verso l’Isola del Nord, patria di vulcani ed una attivitssima attività geotermica. Eravamo rimasti al traghetto che da Picton ci ha portati verso la capitale della Nuova Zelanda e al cesto gigante di patatine fritte!

 

Sbarcati a Wellington e recuperato il van, ci dirgiamo in un hotel che abbiamo prenotato qualche giorno prima, per una notte abbiamo voglia di dormire in un letto vero! Andiamo così a lasciare giù le nostre cose, parcheggiamo il nostro amato compagno di viaggio e ci facciamo una bella doccia calda prima di uscire a cena. Mangiamo al ristorante Ortega, con tavolo prenotato poichè considerato molto buono e quindi assolutamente pieno di gente. Ci sediamo e ci godiamo la cena dalle portate un po’ ristrette per i nostri gusti, ma tutte molto buone, beviamo una bottiglia del loro prosecco (niente a che vedere con il nostro… e lo dico perchè Francesco è di Treviso, quindi sul prosecco non si discute). Finiamo la serata in un pub lì vicino dal simpatico nome El culo del mundo, prima di tornare in albergo e dormire profondamente su un materasso degno di questo nome. L’indomani mattina andiamo a visitare la città, il Museo Te Papa, museo nazionale dalle dimensioni davvero generose, che racchiude la storia del Paese, oltre che un calamaro gigante pescato proprio in Nuova Zelanda ed, in quel periodo, una mostra sull’esercito di terracotta. facciamo una passeggiata sul lungo mare, visitiamo Cuba Street e la sua stramba fontana formata da secchi che si riempiono l’un l’altro (e dove Frodo una sera, dopo aver esagerato un po’ con l’alcool, ci ha fatto la pipì). Nel pomeriggio ci rechiamo, finalmente, agli Weta Cave, gli studios cinematografici dove sono state girate le due trilogie di Peter Jackson. Io non sto più nella pelle e quasi mi viene da piangere per l’emozione. Sono vestita ad hoc per l’occcasione: maglietta di tolkien e collana dell’Unico Anello per iniziare il notro tour degli studio. In totale dura circa 1 ora, ma passiamo altrettanto tempo (o forse un po’ di più) nel negozio di souvenir, dove vado letteralmente fuori di testa e vorrei comprare tutto. Ancora emozionata, torniamo in van ed esaminiamo a fondo tutti gli acquisti fatti con estrema soddisfazione. Dopo quasi due giorni e mezzo a Wellington, ci rimettiamo in viaggio per andare a visitare il monte, che in realtà è un vulcano, Taranaki.

 

Ci fermiamo per la sosta notturna a Wanganui, un bel paesino sul mare battuto dal vento. Preparo una bella cena mentre Francesco traccia i percorsi degli ultimi giorni sulla nostra mappa, dopodichè ci facciamo una bella dormita. L’indomani partiamo alla volta del vulcano Taranaki. Ci fermiano ai suoi piedi con il van ed troviamo l’imbocco del sentiero che sale fino alla vetta. Inizialmente soffriamo il caldo e la fatica si fa sentire, man mano che saliamo inizia a tirare un vento molto forte, la temperatura scende notevolmente e iniziamo a non farcela più. Fortunatamente prima dell’ultimo tratto troviamo un rifugio dove riusciamo ad andare in bagno e a mangiare i panini che avevamo preparato, riprendiamo un po’ le forze e proseguiamo. Arrivati in cima, finalmente, troviamo una serie di laghetti famosi per i riflessi del monte nelle loro acque. Il posto è davvero bellissimo nonstante il freddo. Per quell’occasione avevo portato un vestito rosso davvero bello, perchè sognavo da tempo di fare anche io una foto riflessa in uno di quei piccoli laghi. Onestamente stavo per cambiare idea, ma dopo tutta quella fatica, ho deciso di farmi coraggio, togliermi il mio adorato cappellino, giubbotto, maglione, pantaloni lunghi, per indossare quel leggerissimo vestito: un freddo allucinante! Posso solo dire, con il senno di poi, che ne è valsa la pena!

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Infreddoliti ma felici, torniamo alla base del vulcano (Pouakai Track 3.5 ore a/r) e corriamo in van a rifocillarci. Siamo stanchissimi e sballati dal repentino cambio climatico della giornata, così decidiamo di fare poca strada e farmarci in un area di sosta per riposarci un po’. Naturalmente presi dall’entusiasmo verso una spiaggia poco lontano, il nostro riposino salta ed andiamo a visitare Elephant Rock and the Three Sister Beach. Si tratta di una spiaggia praticamente deserta di sabbia molto scura, chiaramente vulcanica. La sua caratteristica è quella di avere tre rocce gigantesche lungo il suo percorso ed una, alla fine, la cui forma ricorda (in realtà ricordava, prima di un terremoto che la spaccò a metà) quella di un elefante. Anche questo, come tutti gli altri luoghi, aveva qualcosa di magico, infatti ci siamo fermati qui qualche ora, fino a che il sole ce lo ha permesso. La sera, davvero esausti, siamo crollati.

 

Il giorno seguente viaggiamo verso il lago Taupo, passando per il Parco Nazionale del Tongariro, dove ci sono i vulcani più famosi della Nuova Zelanda tra cui il Monte Rapheu, cioè il Monte Fato. Ci feriamo lungo il lago per qualche sosta e per ammirare il paesaggio finchè arriviamo in città. Taupo è molto carina, piena di gente (rispetto alle altre) e mette allegria. Andiamo a fare un giro allo Spa Park Hot Pools, un bellissimo parco, verde e curato, dove ci fermiamo per fare un bagno nel fiume e dove troviamo una spettacolare ansa, con tanto di cascate, di acqua termale caldissima… un paradiso! Stiamo in ammollo per qualche ora, baciati dal sole del centro dell’Isola del Nord, e con fatica usciamo da queste splendide terme naturali. Facciamo merenda in van ed andiamo a vedere le potentissime Huka Falls. Parcheggiamo poco lontano dalle cascate e già da lì sentiamo un fortissimo rumore di acqua che si schianta prepotentemente. Lo spettacolo è unico! Una strettoia fa in modo che la pressione di questo tratto di fiume aumenti a tal punto da creare più avanti le cascate potentissime che si posso ammirare dal sentiero che le costeggia. Consiglio a tutti di passare a vederle!

 

Affamati di posti da vedere andiamo verso la parte nord del lago, dove si può ammirare una scogliera enorme su cui ci sono incise figure maori e dove ci sono statue di rettili antichi. Il posto si chiama Mine Bay, e per vederlo affittano kayak, anche soltanto per qualche ora. Nel tardo pomeriggio guidiamo un po’ per avvicinarci a Rotorua, centro termale più grosso della Nuova Zelanda e patria degli ultimi villaggi Maori di tutta la nazione. Prima di arrivare a Rotorua ci fermiamo ad un parco geoteramle, il Wai-o-Tapu, famoso per la sua Champaigne Pool. Qui ammiriamo l’eruzione del geyser Lady Knox, che erutta tutte le mattine alle 10.15, aiutato da una miscela di sapone che un addetto inserisce (la storia dice che venne scoperto da un galeotto inglese mentre cercava un posto per fare il bucato: una volta inserita la polvere da lavaggio, il geyser eruttò). Finito il giro del parco, proseguiamo verso Rotorua, dove l’odore di zolfo e quindi uovo marcio è quasi insopportabile. Qui andiamo alle Polynesian Spa, famose terme sul lago Rotorua, facciamo un giro per la città e decidiamo poi di andare appena fuori, nella località Whakarewarewa, dove visitiamo la foresta di sequoie rosse giganti, le stesse che si trovano in California, e facciamo anche il percorso sospeso tra gli alberi. Qui abbiamo la possibilità di ammirare una vera e propria foresta di felci, con tronco e tutto il resto, felci che qui in Italia non crescono, purtroppo. Dormiamo un po’ fuori città (anche per via della puzza) e il giorno andiamo in visita al museo Te Puia, un altro parco geotermale, più grosso del primo che abbiamo visitato, dove ammiriamo una kiwi house, due geyeser molto grandi, una serie di pozze di fango ribollente ed il magnifico spettacolo dei Maori, con canti, balli ed un caloroso benvenuto. Nel pomeriggio ci mettiamo in viaggio verso le Grotte di Waitomo.

 

La sera ci fermiano a Cambridge, dove sostiamo in una bellissima area di sosta in mezzo a grossi alberi. Organizziamo tutto per il giorno seguente. La mattina ci svegliamo presto e partiamo per raggiungere le grotte di Waitomo, dove ci aspetta una visita guidata all’interno di queste bellissime grotte costellata dai famosi glowworm, ovvero dei vermi bioluminescenti che rispendolono di una luce blu e creano l’effetto di una volta celeste all’interno delle grotte. Lo spettacolo ci lascia senza parole, anche se la visita è breve e vorremmo ammirare le grotte per più tempo. Un po’ delusi, andiamo verso una delle kiwi house più famose dell’Isola del Nord, all’interno di un piccolo e ben curato parco faunistico: il Otorohanga Kiwi House and Native Bird Park. Qui vediamo alcuni kiwi mentre gli viene dato da mangiare e mentre corrono qua e là oltre che una serie di bellissimi uccelli nativi della Nuova Zelanda ed i tuatara. La sera cerchiamo un’area vicino a Matamata, perchè il giorno seguente ed aggiungerei il più atteso di tutta la mia vita, andremo a vedere Hobbiton.

 

Le mani mi tremano, sono super emozionata e, ancor più degli Weta Cave, mi viene davvero da piangere. Arriviamo a Matamata in mattinata, con una splendida giornata di sole. Non poteva esserci giorno più perfetto ed io per l’occasione mi sono messa la mia gonna magnifica con disegnata la mappa della Terra di Mezzo e l’anello che Francesco mi ha regalato alla bottega di Jans Hansen a Nelson. Ci portano in pullman fino all’inizio della contea e da lì inizia il tour a piedi. Appena scendiamo svetta il cartello Hobbiton e già il cuore mi batte fortissimo. Iniziamo a camminare nei piccoli sentieri della contea, tra i mille fiori, alberelli e le casette hobbit colorate, le porte rotonde sono in ogni dove ed io vorrei tantissimo entrare in tutte, ma purtroppo non è possibile. Girovaghiamo in lungo e in largo, passando dalla casa del vecchio gaffiere a quella di Sam Gamgee, fino ad arrivare alla famosissima casa di Bilbo Baggins, con il suo cartello “no admittance except on party business”, la panchina e la pipa di Bilbo. Probabilmente sono stata a fissare con un sorriso ebete per interi minuti, finchè non mi sono constretta a proseguire ancora lungo i sentierini fioriti con porticini tonde qua e là. Alla fine della visita abbiamo attraversato il ponte lungo la strada di Lungacque per arrivare al Drago Verde, qui abbiamo bevuto un ottimo sidro, seduti sui tavoli di legno davanti all’immenso camino della locanda. Questo giorno è indimenticabile. Ogni volta che ci penso sorrido e inizio a viaggiare con la mente, un’esperienza per me unica e magica, che mi piacerebbe ripetere.

 

Da questo posto incantevole siamo ripartiti con il nostro fedele compagno, che ci ha portato fino a Tauranga, una bella cittadina sul mare, da cui abbiamo preso la strada per la penisola del Coromandel. La prima tappa è stata Hot Water Beach, una curiosa spiaggia dove ti affittano le pale, e non per motivi macabri, ma perchè se scavi un po’ sotto la sabbia si trova caldissima acqua termale, e dal momento che l’oceano è abbastanza freddo, questo trucchetto è un toccasana per restare al caldo e un po’ protetti dal vento. L’unica dritta da seguire è: scavare oltre le rocce che si trovano a metà spiaggia, l’acqua la si trova solo lì (e se non vi fidate, vi posso solo dire che Francesco ha scavato una buca di circa 2 metri di altezza e 3 di larghezza, prima che una gentilissima signora ci facesse notare che lì l’acqua termale non c’è)! Seconda tappa è stata Haei, una piccola cittadina di mare, molto movimentata perchè da qui si parte per andare alla Te Whanganui-A-Hei Marine Reserve, una riserva marina davvero spettacolare che si può raggiungere solo a piedi o via mare. Noi abbiamo optato per una taxi boat, che parte ogni 10-15 minuti dalla spiaggia di Haei. Il viaggio è molto breve per arrivare alla spiaggia di Cathedral Cove. Il posto è davvero famoso e per questo affollatissimo. Abbiamo nuotato nelle acque pulitissime e abbiamo anche visto una manta, davvero molto bella. Il luogo è ricco di rocce gigantesche e di un tunnel scavato dal mare, ma c’è davvero troppa gente. La nostra permanenza lì è solo di qualche ora. Tornati al van, mangiamo e ci mettiamo in moto per andare verso Thames, dove facciamo una breve sosta e ripartiamo alla volta del Northland.

 

Prima tappa del Northland, superata Auckland, è Orewa, una cittadina marittima molto carina. Ci fermiamo subito in un’area perchè reduci di un lunghissimo viaggio, mangiamo e ci facciamo la nostra bella dormita. Qui le temperature iniziano a salire parecchio, il clima è sempre mite in questa regione. Il giorno dopo andiamo al mare a Goat Island, una spiaggia piccolina sulla costa est del Northland, dove si trova Goat Island, una piccola isola a largo della spiaggia. Naturalmente decidiamo di andarci a nuoto, ignari delle correnti molto forti di quel piccolo stretto. All’andata ci va bene, arriviamo tranquillamente sull’isoletta, ci guardiamo un po’ intorno, ma al ritorno siamo piombati in un branco di meduse marroncine molto strane e a momenti ci viene un infarto. Fortunatamente raggiungiamo la riva sani e salvi ed andiamo a rilassarci un po’ al sole. Proseguiamo con il nostro macinare chilometri per dirigerci a nord ovest verso la Foresta di Waipoua, passando per la spiaggia di Pakiri, famosa per le passeggiate a cavallo. Nella foresta, che è davvero molto estesa, prendiamo il sentiero che ci porta al Tāne Mahuta, il dio della foresta, un albero di kauri alto quasi 50 metri, immenso e bellissimo che sovrasta tutti gli altri. Si stima che questo albero abbia tra i 1500 e 2500 anni.

 

 

Proseguendo verso nord ci fermiamo a Kaikohe, una cittadina piccolina, dove il giorno seguente al nostro arrivo andiamo a vedere una partita di pre-campionato di rugby tra i Blues ed i Chiefs, due delle squadre più forti della Nuova Zelanda. Essendo una ex giocatrice di rugby sono abbastanza emozionata all’idea di vedere giocare due squadre del paese in cui è nato questo sport e per la quale è praticamente una religione. Cosi, il giorno seguente andiamo allo stadio a goderci lo spettacolo. La partita è aperta da uno spettacolo maori di danza di guerra, la famosa haka, e dopo il fischio di inzio cominciano a darsele di santa ragione. La sorpresa più grande è stata quella di vedere niente meno di Sonny Bill Williams fare il waterboy della squadra, che colpo al cuore! Gasatissimi dalla partita, ci mettiamo in marcia verso Cape Reinga, il punto più a nord dell’Isola del Nord, dove si incontrano il Mare di Tasman e l’Oceano Pacifico. Qui sono tante le leggende maori del posto, tra queste una in particolare narra che sia il luogo dove le anime, una volta lasciato il corpo, vengano per accedere al mondo di sotto, e ricongiungersi con la Madre Terra. Lasciandoci alle spalle il faro di Cape Reinga, ripercorriamo la strada a ritroso per andare alla Bay of Islands. Qui abbiamo soggiornato a Paihia, una cittadina molto carina sulla costa, dove abbiamo fatto un’escursione in barca alla ricerca dei delfini che abitano le acque della baia. Siamo riusciti a vedere i bottlenose dolphins e i common dolphins. La gita è stata molto divertente e l’equipaggio della nave, tutto al femminile è stato davvero molto simpatico. Per un pelo non siamo riusciti a vedere un branco di orche! Abbiamo poi cenato in un ristorante sul mare buonissimo, il nome è Zane Grey’s Restaurant.

 

Ci siamo poi recati a Whangarei. La cittadina è molto tranquilla, le viuzze allegre sono ricche di negozietti e ristorantini. Facciamo una passeggiata in centro e ci fermiamo a bere un cappuccino in un elegante bar tutto di pietra. Dopodichè andiamo a visitare le Whangarei Falls, bellissime cascate raggiungibili a piedi con un breve percorso. Qui facciamo alcune foto ed un pic-nic per poi procedere verso le grotte di Waipu. Queste grotte, come quelle di Waitomo, ospitano al loro interno i glowworm. Siamo entrati nelle grotte muniti di torce frontali, scarponcini impermeabili e macchina fotografica con cavalletto alle 18 e 30 circa, ne siamo usciti alle 22 e 15, senza nemmeno renderci conto dello scorrere del tempo. Dentro questo luogo non ti accorgi più del mondo esterno, vedi solo questa magica volta stellata fatta da piccolissimi puntini blu e non puoi fare altro che ammirarli senza parole. Abbiamo apprezzato moltissimo questo luogo, ci siamo fermati lì per la notte e la mattina seguente abbiamo visitato anche la foresta attorno alle grotte, praticando un po’ di arrampicata qua e là sulle rocce. Dopo Waipu, siamo partiti in direzione di Muriwai, dove siamo andati a visitare l’ultima colonia dei Gannet, una specie di uccelli dagli occhi azzurri e la testa arancione.

 

Il problema più grosso di questo posto è indubbiamente la puzza! Un odore insopportabile, i Gannet se ne stanno a centinaia appollaiati sulle scogliere di Muriwai, ignari dei tanti turisti che si piazzano poco distanti a fare fotografie bellissime, nonostante questo, il luogo è davvero bellissimo e vale la pena visitarlo. Il sentiero che porta alla colonia è molto breve e facile da percorrere. Nel pomeriggio siamo stati a Piha a fare surf, o meglio… Francesco ha fatto surf nell’oceano, io sono rimasta a fare fotografie dalla riva e a perdere 10 anni di vita ogni volta che non lo vedevo riemergere dalle onde giganti che c’erano. Il posto era davvero spettacolare, con una grande roccia nel centro della spiaggia, la Lion Rock.

 

Dopo il pomeriggio di divertimento, siamo saliti a bordo del van per avvicinarci a Auckland. Con grandissima tristezza il giorno seguente avremmo lasciato il nostro meraviglioso e fedelissimo compagno di avventure. Il deposito del van era un po’ più lontano dall’aeroporto, abbiamo lasciato il nostro amico e siamo andati in città, dove abbiamo prenotato un hotel per trascorrere in città gli ultimi 5 giorni. Abbiamo visitato Auckland, la Sky Tower, il lungo mare invaso da vele, siamo stati in un bellissimo trampoline park a saltare, abbiamo visitato la città fermandoci ogni tanto a goderci gli ultimi momenti in Nuova Zelanda. Naturalmente, essendo questa la patria dei tatuaggi, abbiamo approfittato per farci un tatuaggio ricordo allo studio Otautahi Tattoo Studio. Qui abbiamo conosciuto Trevis, un tatuatore straordinario, che ci ha aiutato a creare i nostri due tatuaggi neozelandesi.

 

 

L’11 febbraio siamo andati in aeroporto per prendere tutta la lunga serie di voli che ci hanno riportato in Italia, questa volta via Singapore e Monaco. Siamo arrivati il 12 febbraio a Milano, con lo zaino pieno di ricordi meravigliosi e 6118 km di strade percorse, con un’enorme nostalgia di questo paese così meraviglioso da non crederci, dove la natura fa da padrona ad ogni cosa, dove gli animali sono rispettati, l’ambiente è rispettato ma soprattutto lo sono le persone.

Sono certa che torneremo in Nuova Zelanda, magari tra qualche anno… Perchè un posto del genere non lo puoi dimenticare mai nelle vita e non ne avresti mai abbastanza.


Se sei arrivato fino qui… Non perdere il prossimo articolo dove scriverò nel dettaglio tutto il nostro itineriario ON THE ROAD!

 

A prestissimo,

Camilla ❤

Nuova Zelanda ON THE ROAD – parte 1

Situata dall’altra parte del globo, la Nuova Zelanda, la terra dalla lunga nuvola, è una sorta di landa misteriosa e remota, che a pensarci bene sembra decisamente irraggiungibile.

A dire la verità… si! E’ abbastanza difficile raggiungerla, non per la difficoltà in sè, ma per le ore di volo infinite, considerando gli scali.

Noi abbiamo preso il biglietto a marzo 2018 per partire il 3 gennaio 2019. lo abbiamo pagato 900 euro, con assicurazione compresa: non spaventatevi dal “quasi” anno di anticipo, i 9 mesi intercorsi li ho usati per organizzare tutto (e sono davvero serviti! Ma ne basterebbero meno, io sono solo particolarmente curiosa e voglio sempre riuscire a vedere tutto il possibile!). Il nostro è un viaggio ON THE ROAD, muniti di van (“self contained”), patente internazionale e tantissima voglia di macinare chilometri tra le terre inesplorate di Aotearoa, nome maori della Nuova Zelanda.

Il nostro viaggio ha avuto inizio da Malpensa, dove abbiamo preso il primo volo (di una lunga serie) con destinazione Francoforte. Da qui, con Lufthansa, abbiamo volato fino ad Osaka, in Giappone, dove siamo usciti dall’aeroporto per ben 9 ore e abbiamo girovagato per la città, visitandola praticamente tutta! La sera tardi ci siamo imbarcati nuovamente alla volta di Auckland, con Air New Zealand. Arrivati nella città più popolosa della Nuova Zelanda, abbiamo subito preso un volo interno per raggiungere Christchurch, infatti il nostro viaggio parte da qui, con il giro completo dell’Isola del Sud, prima di prendere il traghetto Picton-Wellington per raggiungere quella del Nord e quindi ripartire, infine, da Auckland per tornare in Italia.

 


Siamo quindi (e finalmente) arrivati a destinazione dopo 2 giorni di viaggio. Fortunatamente la mia ossessione ci ha permesso di organizzare il sonno in modo da non subire il disagio del fuso orario.

E’ il 5 gennaio e siamo a Christchurch, alloggiamo al BreakFree on Cashel, nel centro città, proprio vicino alla zona più colpita dai terremoti del 2010 e 2011, che purtroppo hanno sconquassato molti edifici. Ci svegliamo presto per una abbondantissima colazione a buffet e partiamo alla volta della città.

Non immaginatevi città grosse, metropoli, grattacieli o città europee con via vai di turisti in ogni dove, qui la vita è di una tranquillità disarmante. Eravamo praticamente i soli in giro, il che per noi andava benissimo. Abbiamo visitato in soli due giorni tutta Christchurch, visitando Cathedral Square e la vecchia cattedrale semidistrutta, facendo un giro sul vecchio tram della Tramway Lane, con la quale si può andare in giro per la città stile drop on-drop off, Victoria Square, il Christchurch college, il Museo del Canterbury, il magnifico fiume Avon con le sue piccole imbarcazioni, che ricordano le gondole veneziane, con cui si può essere trasportati sulle acque di questo piccolo fiume che si snoda per la città ed entrare in un atmosfera di altri tempi, l’Hagley Park ed il meraviglioso giardino botanico.

 

Il 7 gennaio abbiamo preso il pullman per l’aeroporto e siamo andati a ritirare il nostro magnifico van! Emozionati e impazienti di partire alla volta del nostro viaggio on the road. Il van lo abbiamo prenotato dall’Italia attraverso il sito Kiwipal.

 

Iniziamo subito con un supermercato, ovviamente, per fare scorte di acqua e cibo prima di recarci a Lyttleton, il pittoresco porto di Christchurch, e poi verso la magnifica penisola di Banks. Qui abbiamo fatto tappa ad Akaroa, un piccolo paesino di pescatori con una graziosa spiaggetta ed un bel pontile da cui ammirare il tramonto. Prima del calare della sera ci siamo spinti un po’ più a Sud, verso Timaru, dove ci siamo fermati a dormire. Lungo la strada tra Akaroa e Timaru ci sono alcune spiagge molto carine, tra cui Tunnel Beach, una spiaggia raggiungibile tramite un tunnel artificiale scavato molti anni fa.

 

Il giorno seguente siamo andati dritti ad Oamaru, dove ci siamo fermati alla Colonia di Blue Penguin, i pinguini più piccoli del mondo e dove abbiamo anche avvistato un leone marino che dormiva sugli scogli ed una colonia immensa di cormorani. Pranzo veloce sul nostro van e poi visita alla famosa spiggia di Moearki, dove ci sono i (sempre molto famosi) Moeraki Boulders. Ci aspettavamo di trovare una folla di persone, vista l’alta stagione ed il posto molto turistico, ma quello che abbiamo trovato è stata un piccolo gruppo di circa venti persone, sparse qua e là sulla spiaggia, facendo foto o godendosi la magia di questo luogo fantastico.

La leggenda Maori narra che i massi siano legati al naufragio della grande canoa Arai Te Uru a seguito di una tempesta, mentre navigava verso sud. Le enormi sfere sarebbero la trasfigurazione di parte del suo carico, come cesti tondi di cibo e zucche; ma altri elementi dell’evento tragico sono stati cristallizzati nel paesaggio circostante: lo scafo sarebbe diventato la scogliera che si estende fino a Shang point, e la grande roccia, Hipo, il navigatore. Molte delle colline tra Moeraki e Palmerston portano i nomi dei membri dell’equipaggio e una quello dell’onda che sommerse l’imbarcazione.

 

La notte abbiamo dormito un po’ più a sud di questa spiaggia, verso Dunedin, bellissima cittadina che abbiamo visitato il giorno seguente. Prima di recarci in città, decidiamo, da buoni amanti degli animali e della natura, di fare una visita all’Orokonui Ecosanctuary, una gigantesca riserva naturale dove abbiamo avuto la fortuna di vedere alcuni tra i rari animali neozelandesi: il tuatara ed il takahe. Nel parco ci sono diversi percorsi, ciascuno dei quali abitato da varie specie di animali autoctoni, per di più uccelli. Abbiamo anche avuto il piacere di fare il nostro primo incontro con i Kaka, lontani parenti dei Kea, simpatici pappagalli semi-rapaci con amano giocare e sono anche un po’ goffi. Subito dopo la tappa faunistica, ci siamo fermati a Sandfly Bay, un paradiso per gli occhi e la mente, uno dei nostri posti preferiti.

 

Si tratta di una spiaggia raggiungibile in macchina, eccetto l’ultimo tratto di strada che si può soltanto percorrere a piedi. Il nome di questo luogo è davvero azzeccatissimo, perchè qui il vento fa in modo che la sabbia voli davvero, indirizzata dalle correnti d’aria, verso l’oceano che, in questo tratto, è un paradiso per i surfisti. Appena arrivati alla spiaggia abbiamo subito addocchiato un angolino molto bello, proprio sotto una scogliera immensa, mentre ci dirigevamo lì abbiamo immediamente notato che c’era un pinguino stranissimo appollaiato poco più su e appena dopo un altro sbucava fuori dall’acqua per raggiungere quella che poi abbiamo capito essere la sua compagna che stava nidificando. Questi pinguini dai caratteristici occhi gialli, sono i Pinguini delle Antipodi, i più rari del mondo, piccoli e bellissimi, senza alcuna paura degli umani, come in realtà nessun animale in Nuova Zelanda. Ma le soprese non erano affatto finite, infatti girovagando per la spiaggia abbiamo fatto amicizia con un numerosissimo gruppo di Leoni marini di Hooker, delle grosse bestione (super puzzolenti) che se ne stavano tranquillamente sdraiati di fianco a noi a prendere il pallido sole, ed un gran numero di Oyster Catcher, uccelli neri dal lungo becco rosso, che immergono totalmente nella sabbia a caccia di cibo.

 

Dunedin, la cui pronuncia è davvero strana, è la città più importante della regione dell’Otago, tra le più a Sud dell’Isola del Sud, è caratterizzata da eleganti edifici storici, come la Railway Station, la First Church of Otago, e da alcune curiosità, per l’esattezza un Guinnes World Record: in questa città si trova, infatti, la strada più ripida del mondo, Baldwin Street, che Francesco, mio compagno di viaggio, ha deciso di percorre di corsa. Ai piedi della strada si trova una piccolissima bottega di souvenir dove un vecchio signore gentilissimo gli ha consegnato il suo certificato di “missione compiuta” by running! Inoltre, si trova la Cadbury World, una vera e propria Fabbrica di Cioccolato in stile Tim Burton, con cascata di cioccolato e tutto il resto.

 

Lasciata alle spalle Dunedin, proseguiamo verso sud alla volta di uno dei tratti che più aspettavo di percorrere: i Catlins, una regione remota e poco battuta dai turisti, che per raggiungere il punto più a sud dell’isola preferiscono la super strada n°1.

Partiamo molto presto dalla nostra area di sosta in direzione Kaka Point, punto di partenza per la serie di attrazioni naturali di questa regione. Da qui prendiamo la stradina che porta a Nugget Point, un faro a strapiombo sull’oceano, molto suggestivo e dove tira moltissimo vento! In ordine, abbiamo poi visto le Pourukunui Falls, le Matai Falls, Cathedral Cave, McLean Falls, Curio Bay e Slope Point. Tutti questi luogi sono totalmente immersi nel verde lussureggiante e ricchissimo, le felci sono in ogni dove e si respira un’aria davvero buona. Tra questi luoghi abbiamo trovato una foresta pietrificata ed ormai fossile di migliaia di anni fa, un luogo molto suggestivo ed abitato da tantissimi leoni marini e foche, e Slope Point, ovvero il punto più a Sud della Nuova Zelanda (se non consideriamo le piccole isolette a sud, tra cui Codfish Island, l’isola dei Kakapo, e Stewart Island, l’isola dei kiwi). La sera ci siamo goduti un magnifico tramonto a Fortrose, in una bella area di sosta attaccata all’oceano, fortunatamente avevamo portato un paio di capi di abbigliamento pesanti, perchè quella notte, a causa del vento fortissimo e della posizione all’estremo sud dell’isola, abbiamo davvero sofferto il freddo!

 

In seguito alla gelida notte di Fortrose, ci siamo concessi una bella colazione a base di cioccolata calda e biscotti con le arachidi (tra i più buoni che abbiamo mai mangiato!) prima di ripartire alla volta di Invercargill e Bluff, qui siamo andati a vedere il famoso cartello che indica tantissime tra le più grandi città del mondo, tra cui Londra, Sidney e New York, e naturalmente non sono mancate le foto di rito.

 

Dopo una breve visita alla piccola città di Invercargill, con il suo Queens Park e le vie che mi hanno in qualche modo ricordato il far west, proseguiamo dritto per la strada di Queenstown, centinaia di chilometri in mezzo al semi-nulla, solo campi a perdita d’occhio, natura, pecore, mucche, piccoli paeselli, pecore, cavalli, ogni tanto qualche lama, ed ancora pecore… sì, le pecore sono ovunque e a centinaia, sono infatti più degli abitanti stessi della Nuova Zelanda, un po’ come in Galles.

Arriviamo dopo ore di macchina sullo splendido lago Wakatipu, sede di molte locations delle trilogie del Signore degli anelli e de Lo Hobbit, di cui io sono una fan sfegatata (questo è stato una dei vari motivi che ci hanno spinti fino in Nuova Zelanda). Questo lago è davvero immenso, completamente contornato da alte montagne rigogliose e verdi, a cui si aggiunge un acqua cristallina e pulitissima, oltre che gelida. Arriviamo infine a Queenstown, la città più turistica dell’Isola del Sud, ed infatti lo si nota subito, poichè le strade sono invase da centinaia di turisti. La fortuna è dalla nostra parte per quanto riguarda il meteo, è infatti una giornata bellissima, con un sole caldo ed un cielo azzurrissimo. Iniziamo a vagare per le vie del centro e sul lungo lago, dove vediamo subito la TSS Earnslaw, una vecchissima nave a vapore che ancora solca le acque del lago per portare i turisti in gita per qualche ora. Le viuzze del centro sono molto belle, troviamo anche un bel mercatino di prodotti tipici neozelandesi: monili di giada e conchiglie, quadri bellissimi e caldi capi di lana di montone. Ci fermiano in un posto di cui avevamo letto in una guida; il The Fat Lamb, dove degustiamo il più buon agnello delle nostre vite, cotto a bassa temperatura per non so nemmeno io quante ore, accompagnato da insalata fresca di stagione e verdure cotte: un piatto tanto semplice quanto squisito, se ne avete occasione… provatelo! Ne vale davvero la pena.

 

Il pomeriggio lo passiamo a Glenorchy, un paesino poco distante da Queenstown, dove è stata girata la battaglia di Mordor. Per me qui iniziano le varie emozioni da brava tolkeniana, ma il paesaggio circostante è una continua sorpresa, il lago di un azzurro incredibile riflette le cime delle alte montagne che circondano Glenorchy, e una serie di bizzarri alberi affiorano dalle acqua come per magia. Il posto è davvero suggestivo e la nostra area di sosta ci regala una meravigliosa doccia calda prima di goderci la serata con un buon film sul divano del nostro van.

 

L’indomani la fortuna, ahimè, non è dalla nostra parte ed infatti piove. Questo naturalmente non ci ferma, cosi torniamo a Queenstown e decidiamo di prendere la Skyline Gondola, una funivia che porta a 450 metri sopra la città, fino alla vetta del Bob’s Peak con un biglietto di andata e ritorno per goditere delle viste spettacolari sul lago. Ovviamente con il mal tempo abbiamo solo goduto del giro senza riuscire a vedere troppo, ma è comunque stato piacevole. Al rientro dal giro in funivia, ci rimettiamo al volante e partiamo verso Arrowtown, un piccolo ed antico villaggio di cercatori d’oro, che un tempo avevano provato a trovare la fortuna sui letti dei fiumi di quella zona. Proseguiamo oltre in direzione di Cardrona, un altro dei posti che aspettavo di visitare. Qui ci rechiamo al Bradrona, ovvero una steccionata lunghissima tappezzata di reggiseni con un box per la raccolta fondi per la ricerca contro il cancro al seno, ovviamente lascio appeso anche il mio! Andiamo spediti nel cuore dell’Isola, tra le alte montagne, ben note a Peter Jackson, per arrivare al Lago Wanaka.

Qui, come molti sapranno, c’è il famosissimo That Wanaka Tree, l’albero più fotografato del mondo. Si tratta di un piccolo albero che cresce un po’ più a largo della riva, ma che, nelle stagioni fredde, semiemerge a causa dell’abbassamento del livello dell’acqua, il momento migliore per vederlo è indubbiamente l’alba, secondo i nostri gusti, ma in realtà la sua fortuna è quella di cambiare tantissime volte al giorno, in base alla luce del sole… noi ci siamo tornati una seconda volta per ammirarlo con una luce diversa!

 

Finito il giro a Wanaka prendiamo la strada che si snoda tra i due laghi, il Wanaka e il lago Hawea, e troviamo una bella piazzola di sosta  proprio alla fine dei due laghi per passare la notte. La mattina dopo ci svegliamo presto per andare a fare una gita alle Blue Pools. Si tratta di una breve passeggiata in una foresta antichissima (45 minuti a/r) che porta ad una serie di ponti sospesi affacciati su un torrente dalle acque, come dice il nome, di un blu incredibile! L’acqua purtroppo era troppo fredda per fare un bagno, ma un inglese pazzo è stato tanto coraggioso da tuffarsi da uno dei ponti sospesi (per poi lamentarsi del freddo e quindi confermare il nostro timore sulla temperatura).

 

Ritornamo sulla strada del giorno precedente (rifacciamo un salto al Wanaka Tree) per proseguire, finlamente, verso il Parco Nazionale del Monte Cook. Per arrivarci c’è una sola strada cieca che si deve ripercorrere per tornare indietro e che costeggia il Lago Pukaki, un lago di orgine glaciale che è di un azzurro surreale, tanto da sembrare quasi artificale (in realtà il colore è dato dalla sedimentazione di un minerale sul fondo del lago). Man mano che ci avviciniamo alla regione dei monti, si inizia ad intravedere in lontanaza l’imponenza delle Alpi Neozelandesi, che nulla hanno da invidiare ai più famosi monti di tutto il mondo. Lasciamo il van nel parcheggio dell’Hermitage, un hotel molto bello con una vetrata dalla vista spettacolare sulle montagne, e prendiamo a piedi la Kea Track, il più breve dei sentieri che si snodano dall’hotel. In tutta la sua estensione questo sentiero è abbastanza facile ed arriva ai piedi del ghiacciaio Mueller, un imponente montagna di ghiaccio dalle mille cascate, subito sulla destra, se le nuvole lo permettono, si può ammirare in tutta la sua grandezza la cima del monte Cook (3724 metri), chiamato in lingua maori Aoraki, cioè colui che buca le nuvole. Noi abbiamo avuto la fortuna di non aver trovato molte nuvole e soprattutto abbiamo visto un piccolo stormo di Kea urlanti!

 

Tornando indietro sulla strada dell’andata, riammiramo il colore magnifico del lago Puakaki per portarci un po’ più a nord, verso un altro lago, il Lego Tekapo, famoso per le sue terme, per i lupini selvatici, per i suoi cieli stellati e per la Chiesa del Buon Pastore. Abbiamo dormito in un area di sosta appena fuori dal paese, lungo un fiume, in una zona tranquilla e molto rilassante. La mattina dopo siamo andati in giro per il Tekapo, abbiamo fatto visita alla Chiesa del Buon Pastore e poi siamo andati alla caccia dei lupini selvatici, fiori tra i miei preferiti, anche se non essendo in stagione ne abbiamo trovati pochi. Nonostante la quantità, questi fiori sono davvero stupendi e soprattutto sono proprio altissimi! (non che ci voglia molto a raggiungere la mia altezza)

 

Dal bellissimo lago Tekapo iniziamo la salita verso il nord, torniamo un po’ sulla costa per poi rientrare ed andare verso Arthur’s Pass, il più alto valico della Nuova Zelanda, usato da molti per raggiungere la costa ovest. Noi ci avventuriamo fino alle Devil’s Pounchball Falls, le cascate più alte del Paese, a cui si arriva attraverso un bel sentiero, un po’ faticoso (soprattutto se il sole batte forte, per questo consigliamo cappellini sempre e comunque!), dopo una breve sosta e qualche fotografia, torniamo giù per andare a bere un caffè in un bar lì vicino e sperare di avere un incontro ravvicinato con uno o più ke. Purtroppo abbiamo aspettato invano, perchè quel giorno non si sono fatti vivi. Così ci rimettiamo in van e ci dirigiamo a Castle Hill, un altro dei nostri posti preferiti. Si tratta di un agglomerato di megaliti immensi e levigati dal tempo, dove i locali vanno a fare pic-nic, arrampicata o semplici gite. E’ un luogo impregnato di magia, non saremmo mai voluti andare via… passeggiare tra le rocce gigantesche, in mezzo ad un mare di margherite, con l’aria fresca ed un bel sole che ti scalda è stata una delle cose che più abbiamo apprezzato di tutto il viaggio, sicuramente è il primo luogo in cui vorrei tornare in un altro futuro viaggio in Nuova Zelanda (e sicuramente tornenermo!).

 

Purtroppo siamo dovuti ripartire da questo posto incantato, ma anche questa volta, come tutte le altre, verso un altro posto meraviglioso… questa volta si tratta di Kaikoura e Kaikoura vuol dire.. Balene!!! Abbiamo dormito in un area di sosta lungo la strada e la mattina dopo abbiamo preso i biglietti per l’escursione in barca a largo della costa. Siamo partiti un po’ titubanti perchè è sempre stato uno dei nostri sogni poter ammirare le balene, la giornata era perfetta, non c’era una nuvola in cielo, un bel sole splendeva alto. Beh, l’esperienza non ha affatto deluso, infatti non solo siamo riusciti a vedere 3 Spermwhales (capodogli), ma siamo anche riusciti a vedere una coppia di Blu Whales, le balene più grandi del mondo, oltre che alcune foche che sguazzavano in giro. Felicissimi ed emozionati abbiamo fatto un bel giro al negozietto di souvenir e al paesello di Kaikoura, ricco di ristorantini lungo tutta la costa.

 

Ci fermiamo lungo la strada, in un’area di sosta molto bella, sulla riva del lago Elterwater, dove troviamo un piccolo molo in mezzo ad una fitta vegetazione e ad una ricca fauna, anatre germane, cigni neri, e tantissimi altri uccelli autoctoni. Dopo cena ci fermiamo un po’ ad ammirare il cielo stellato, meraviglioso, con il solo rumore della natura di sottofondo. Belli riposati, ripartiamo la mattina seguente per Nelson, dove (ed il cuore ancora mi batte fortissimo) andiamo a vedere la bottego del forgiatore dell’Unico Anello di Sauron. Il negozio è molto piccolo, ma timidamente chiediamo di poter vedere il laboratorio, che è a dir poco magico, pieno di piccoli attrezzi, forni e fornaci, e pensare che lì, proprio davanti ai miei occhi è stato creato l’Unico (e tutti gli altri 40 anelli usati per i film) ma fa venire i brividi. Nel pomeriggio decidiamo di fermarci in un camping attrezzato e ci prendiamo mezza giornata di totale relax. Facciamo un bel barbecue e ci godiamo il clima caldo che caratterizza il nord dell’Isola del Sud, preparandoci psicologicamente per il giorno seguente e quindi alla gita in kayak nel bel mezzo del Parco Nazione di Abel Tasman.

 

Ci svegliamo presto prontissimi per la gita giornaliera, andiamo al luogo di ritrovo per l’affitto del kayak doppio, ascoltiamo attentamente la spiegazione e poi ci dirigiamo verso l’oceano. Inizialmente abbiamo avuto qualche difficoltà a coordinarci con le pagaie, soprattutto perchè eravamo controvento ed io dopo un po’ non ce la facevo più. Fortunatamente Francesco pagaiava anche per me, così abbiamo raggiunto l’isola Adele, dove abbiamo avuto la fortuna di incrociare alcune foche che stavo procacciando cibo per i piccoli, che si vedevano solo in lontanza, ma che si sentivano urlare affamati. Abbiamo poi pagaiato verso una spiaggetta deserta, che abbiamo rivendicato come nostra spiaggia privata. Dopo un pranzetto leggerissimo, qualche foto e salto acrobatico (ebbene si, siamo due acrobati pazzi), ci siamo rimessi in mare. Il ritorno è stato molto più divertente, perchè il vento che soffiava a nostro favore ci ha fatto divertire con il su e giù delle onde. Dopo una doccia ed una sistemata ci siamo diretti verso il Pelorus Bridge, il famoso fiume (e ponte) dove è stata girata la scena de Lo Hobbit in cui i nani si lanciano nel torrente a bordo di grosse botti. Il luogo è davvero bello, ci sono tantissime rocce per fare i tuffi e l’acqua è fresca al punto giusto. Non molto distanti ci siamo fermati a dormire: ultima notte nell’Isola del Sud, prima della traversata in nave dello stretto di Cook, uno dei più agitati del pianeta!

 

Purtroppo si conclude il nostro viaggio nell’Isola del Sud, ricca di luoghi meravigliosi, natura incontaminata e foreste antiche, ma speriamo di ritrovare tutto questo nella ormai vicinissima Isola del Nord. Prendiamo il traghetto dal porto di Pitcon (dopo una bella colazione sul mare) in direzione di Wellington, capitale della Nuova Zelanda. La traversata dura circa 3 ore, durante il viaggio mettiamo a punto i prossimi spostamenti, cerchiamo le aree di sosta lungo la strada che percorreremo, rivediamo qualche foto delle settimane appena trascorse, ridiamo, scherziamo e ci godiamo il su e giù del mare concedendoci un bel cestino di patatine fritte!

 

 


CONSIGLI:

  • Organizzate il viaggio prima di partire (almeno a grandi linee)
  • Munetivi di patente internazionale o traduzione ufficiale in inglese
  • Noleggiate il van da casa, se potete, ma nel caso in cui non vi fosse possibile, non disperate… ci sono davvero tantissime compagnie di noleggio nei principali aereoporti del Paese
  • Procuratevi abbastanza contanti nei primi giorni in Nuova Zelanda e tenetene un po’ di scorta
  • Fate benzina ogni volta che potete, non si sa mai quando ci sarà il prossimo distributore
  • Tenete in van una buona scorta di cibo ed acqua, è capitato di restare lontano dalla “civiltà” per diversi giorni
  • Preparatevi psicologicamente a guidare dal lato sbagliato della macchina e dal lato sbagliato della strada
  • Siate pronti ad una serie di avventure in mezzo ad una natura incontaminata ed unica

TO BE CONTINUED

A prestissimo con il nuovo post sull’Isola del Nord!

 

Camilla

Berlino, città di pietra

C’è chi a dicembre non penserebbe nemmeno lontanamente di andare a Berlino, ma secondo noi vi sbagliate! Il fascino di questa città, si sa, è indiscutibile, ma passare 4 giorni a Berlino durante il periodo natalizio è davvero qualcosa di magico!

Siamo partiti da Orio al Serio armati di macchina fotografica, giaccone pesante, guanti e cappellino all’insegna di un tour berlinese sia culturale, che architettonico sia, ovviamente, culinario!

Arriviamo a Schönefeld la mattina presto, prendiamo la metro e ci dirigiamo subito al nostro hotel, situato a pochi passi dal famoso Zoo di Berlino. Sistemiamo i bagagli e subito usciamo ad esplorare la zona. Berlino è una città davvero maestosa in tutto, è realmente difficile trovare viuzze piccole, dove si fa fatica a camminare. Qui tutto è immenso, maestoso, gli spazi sono sempre molto ampi.. insomma, è una di quelle che si definiscono città importanti.

Il tempo è favorevole, c’è un bel sole, ma ovviamente fa freddissimo! Ci incamminiamo in direzione Tiergarden, passando per la Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche, una chiesa danneggiata durante la guerra, dove a sorpresa troviamo un mercatino di natale magnifico! Banchetti di legno, casette, profumi di cibi squisiti e tantissimi oggetti dell’artigianato tedesco. Facciamo un bel giro e, naturalmente, assaggiamo qualche piatto tipico (in questo caso un pane ripieno di funghi, formaggio ed erba cipollina.. spettacolare!). Proseguiamo verso Tiergarden, un po’ appesantiti perchè la caratteristica principale dei piatti è il forte carico calorico – giustamente si deve combattere il freddo – e ci addentriamo in questo parco immenso, lungo i viali pieni di alberi sempreverdi e non, sopra ponticelli di legno e tra le statue imponenti degli storici più famosi della Germania, fino ad arrivare all’edificio del Reichstag, sede del governo, con la sua spiccante cupola di cristallo, passando per la Colonna della Vittoria, una colonna dorata di 67 metri di altezza sormontata da un angelo. Facciamo una breve tappa per leggere la storia dell’edificio e scattare qualche fotografia, per poi spostarci un po’ più avanti, alla Porta di Brandeburgo. Siamo già nel centro vivo della città, l’architettura ha tantissimi richiami alla divinità classiche ed ai simboli celtici. Qui c’è un viavai immenso di persone, turisti e berlinesi, che corrono in tutte le direzioni, qualcuno si ferma per le foto di rito, altri si chiudono in qualche bar a sorseggiare una cioccolata calda. Noi proseguiamo ed andiamo a vedere il Monumento in memoria dell’Olocausto, un intricato susseguirsi di lastre di marmo grigio scuro, di varie altezze, che creano quasi un labirinto di pietra in cui girovagare. Questo luogo ha la capacità di eliminare tutti i suoni, quando ti ci ritrovi dentro, facendoti perdere in un silenzio quasi surreale. Proseguendo verso sud ci spingiamo verso Postdamer Platz, una piazza supertecnologica, piena di schermi e pannelli che riflettono luci di vario colore, sotto i quali ci si può fermare per una birra o per un pranzo completo. (Noi siamo capitati, casualmente, alla premiere del film Jumanji: benvenuti nella giugnla, trovando così una parte della piazza occupata dal tappeto rosso e le varie ambientazioni giuglesche. Inoltre, abbiamo anche avuto la fortuna di incrociare The Rock e Kevin Hart). Approfittando della posizione, decidiamo di andare a vedere il Museo del Cinema, che però si rivela essere poco interessante, almeno per chi, come noi, non è esperto di cinema tedesco. Dopo un pranzo non molto leggero, continuiamo a girovagare, questa volta in direzione della Topografia del terrore, un museo da brivido per tutto ciò che riporta, la storia nazista e dei crimini commessi contro il popolo giudeo, qui tutte le foto sono spiegate sia in tedesco che in inglese, il silenzio è quasi inquietante, ma vale davvero la pena fare una visita, che tra le altre cose è gratuita. Proseguendo, siamo arrivati al famoso Check Point Charlie, lo storico confine che divideva la Berlino est dalla parte Ovest con il suo posto di guardia bianco. Qui c’è la possibilità di visitare il museo del Check Point, dove si possono trovare simpatici oggetti usati per camuffarsi o per nascondersi nella prospettiva di ingannare le guardie ed attraversare il confine della speranza. Ormai esausti dalla giornata e dai quasi 20 km a piedi, torniamo verso l’albergo, sostando però al mercatino di natale della mattina ed assaggiando uno squisito cono di patate rustiche ed un pane a mezza luna ripieno di spezzatino caldo (da provare!).

Giorno 2: anche il secondo giorno siamo fortunati: c’è il sole! Ci copriamo da capo a piedi con più di uno strato di vestiti e ci incammiano verso il famoso Zoo di Berlino. Dopo una colazione abbondante, facciamo i biglietti ed entriamo nello zoo, raccontato anche nel libro Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. Dotati di mappa e macchina fotografica iniziamo la visita, che ci porterà via quasi l’intera giornata. Alcuni animali, onestamente, non sembrano molto contenti, hanno spazi un po’ limitati, ed alcune area sono vuote, forse per il freddo o forse per qualche altro motivo. Vediamo i panda (davvero simpatici) e i kea, piccoli pappagalli neozelandesi, per poi dirigerci nella sezione dell’acquario e rettilario. Nel complesso è una visita piacevole, ma forse è più appropriato farla in una stagione più calda. Una volta usciti dal parco, riusciamo giusto a fare qualche passo ad un mercatino natalizio, prima di andare a mangiare un’ottima carne di manzo accompagnata da una patata al cartoccio con crema di panna acida ed erba cipollina. Finita la cena, stanchi e infreddoliti, torniamo in albergo dove passiamo un paio d’ore a ristorarci nella spa.

Giorno 3: il terzo giorno non siamo stati così fortunati (o forse moltissimo): il cielo era prettamente nuvoloso e l’aria gelata. Deciamo così di prendere la metropolitana per andare a visitare Alexander Platz, piazza storica con il mercato, ricostruita dopo la guerra ed ora piena edifici moderni, tra cui la torre della televisione, alta ben 365 metri, dove si trova anche un ristorante panoramico che ruota, molto lentamente, dando la possibilità ai commensali di godere della vista su tutta Berlino. Qui troviamo un altro grande mercato di natale, dove prendiamo un waffle ed un krapfen ripieno di marmellata di mele, entrambi buonissimi, e giriamo un po’ tra le bancarelle di artigianato e prodotti strani. Senza fretta, ci incamminiamo per andare a vedere la East Side Gallery, un vero e proprio museo a cielo aperto. Questo luogo è famoso per avere un lungo tratto di muro originale, su cui 118 artisti hanno raffigurato una varietà di immagini rappresentative che celebrano la sua caduta. Dopo aver percorso tutto il “lungo-muro” proviamo a camminare ancora un po’ in zona, ma il freddo ci fa cambiare idea, così ci fermiamo in un bel bar a gustarci una cioccolata calda. Dopo la sosta torniamo verso il centro con la metro e andiamo a visitare il Duomo di Berlino, imponente cattedrale del 1800 con un organo a 7.000 tubi, oltre a tombe reali e una cupola con vista sulla città, e il Lustgarten. Anche qui, come in altre zone della città, troviamo un mercatino di natale, dove ovviamente entriamo, e dove assiaggiamo gli champignos interi serviti con una salsa all’aglio, i cavolfiori fritti ed un panino con pulled pork da perdere la testa!

Giorno 4: l’ultimo giorno, dopo aver riposato senza alcuna fretta nella spa dell’hotel, facciamo l’ultimo giro al mercatino vicino alla chiesa semi distrutta nella guerra per acquistare qualche souvenir e mangiare ancora qualche prodotto tipico. Prima di recarci in taxi all’aeroporto per tornare a casa.

 

Valencia, la patria della paella (e non solo)

Siamo stati a Valencia a metà maggio, quando il clima era già mite e piacevole.

Partiti da Orio al Serio, siamo arrivati all’aeroporto di Valencia dopo 1 ora e 50 di volo, abbiamo ritirato la macchina (molto utile se si vuole girare la città in piena libertà, ma anche i mezzi pubblici sono ben organizzati ed inoltre si possono comprare delle Tourist Card da 28,48,72 ore). Il nostro hotel si trova nel quartiere La Raiosa, in una posizione strategica per raggiungere sia il centro che il mare. Dal momento che siamo arrivati tardi, decidiamo di fare due passi a piedi nei dintorni dell’albergo e mangiare qualcosa, così da andare a letto presto e riposare per l’indomani.

Giorno 1: il primo giorno ci svegliamo presto e andiamo a fare colazione in una Panaria, tipico bar dove si possono gustare prelibatezze appena uscite dal forno, sia dolci che salate. Tracciamo il percorso che dobbiamo fare sulla mappa e partiamo alla volta della Città delle Arti e della Scienza. Il percorso è breve e scorrevole. Arrivati a destinazione visitiamo da fuori questo posto quasi surreale, opera dell’architetto Calatrava. Noleggiamo una piccola barca per passare mezz’ora nella piscina turchese che si trova davanti al museo, dopodichè entriamo. Il museo della scienza è molto grande e davvero interessanti, ricco di zone interattive e filmati. La visita ci richiede circa 2 ore.

Finito il giro e dopo aver scattato le foto di rito, andiamo all’Oceanografic, un parco davvero ben fatto, dove lo zampino di Calatrava è sempre ben visibile. Tutte le esposizioni sono ben curate, le specie di animali sono svariate e gli animali vivono in un ottimo stato. Ci regaliamo anche un pranzo a base di frittura di pesce (davvero ottima!)

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Giorno 2: decidiamo di rimanere nel centro storico della città. Ci dirigiamo quindi verso  il Mercato Centrale, dove facciamo un giro e beviamo uno dei succhi di frutta fresca tenuto nel ghiaccio in una coloratissima esposizione. Ci spostiamo a piedi in lungo e in largo e visitiamo la Lonja  de Seta, Torri di Sarranos e di Quart, Piazza de la Virgen e la Basilica. Pranziamo in un localino dove si mangiano le tipiche Cozze Valenciane, che sono realmente squisite. Nel pomeriggio andiamo nell’immenso parco che costeggia il letto di quello che prima era il fiume che attraversava la città. Un lunghissimo e verdissimo parco che attraversa tutta la citàà, dove i valenciani si ritrovano per fare jogging, per fare lezioni di yoga, prendere il sole o semplicemente rilassarsi a fine giornata!

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Approfondimento: la gran riada del 1957
Un evento risalente al 14 ottobre 1957, data ormai nota in Spagna come la gran riada de Valencia. Dopo giorni in cui le piogge erano implacabili in tutta la Comunidad Valenciana, la piena del Turia raggiunge a gran velocità e a distanza di poche ore l’una dall’altra il centro città, provocando decine di morti, distruzione e accumulando per le vie tonnellate di detriti. Il livello dell’acqua in alcuni quartieri supera i 5 metri di altezza, trascinando con sé tutto quello che incontra, compresi ponti e argini. Saltano i collegamenti, l’energia elettrica e l’acqua potabile mancano per giorni e gli stessi soccorsi faticano a raggiungere le zone più colpite. L’economia cittadina (commercio, trasporti, industria, servizi, agricoltura) in poche ore viene messa in ginocchio e la città conosce una crisi senza precedenti. Il conto finale dei danni ammonterà a circa 4 miliardi di pesetas.

Giorno 3: il terzo giorno decidiamo di recarci al Bioparc, un parco zoologico davvero stupendo. Tutti gli ambienti sono stati ricreati alla perfezione per fare in modo che gli animali non vivano in gabbie, ma in veri e propri habitat naturali ricreati su misura per loro. E’ diviso in grandi aree, che rappresentano i principali continenti e ambienti naturali del mondo, con la loro relativa fauna e flora. In alcune aree si può letteralmente camminare in mezzo agli animali, e se siete fortunati, anche accarezzarli e scattare delle belle foto in loro compagnia!

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Giorno 4: la mattina dell’ultimo giorno ce la prendiamo comoda. Decidiamo, dopo una bella colazione, di andare alla Spiaggia della Malvarrosa. Una lunghissima distesa di sabbia dorata, servitissima (noleggio sdraio, ombrelloni, campi da beach volley, sport acquatici, ecc). La troviamo ancora relativamente deserta, perchè il clima è mita, ma non caldissimo, ed il vento certamente non aiuta! Però il sole andaluso è abbastanza forte da farci abbronzare un po’ prima di ritornare in Italia. Troviamo un bel ristorante, che si affaccia direttamente sulla spiaggia, e mangiamo pesce freschissimo cucinato egregiamente! ( ristorante Luz de Luna)

Nel pomeriggio, purtroppo rifacciamo la valiga e dobbiamo dirigerci in aeroporto, dove ci imbarchiamo per le nostre due orette di volo.. direzione Casa!

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Da provare assolutamente: 

Paella Valenciana in uno degli svariati ristoranti in cui la potete trovare. Il nostro consiglio è il ristorante La Pepica, locale famoso, un tempo frequentato da Hemingway

L’Agua de Valencia, un cocktail tipico a base di vodka, gin, succo di arancia, cava ed un poco di zucchero. Molto buono e rinfrescante!

Tapas tipiche in uno dei bar delle vie del centro, accompagnate da un buon tinto!

Cozze valenciane, noi consigliamo il famoso bar La Pilareta, nel quartiere del Carmen. Questo locale si fa chiama La casa delle cozze, specialità in cui si diletta dal 1918.. Eccezionali!

Alla scoperta della Valtellina

Si tratta di una larga valle attraversata dal fiume Adda, situata in Lombardia. Per quello che ha da offrire, nessuna stagione è più indicata di un’altra. Infatti, questo luogo ospita un gran numero di località sciistiche per la stagione invernale, e molti percorsi, laghi, parchi e riserve naturali per le stagioni più calde.

Capoluogo di provincia di questa splendida valle è Sondrio, una piccola città, nelle cui vie scorre il torrente Mallero. Qui si possono trovare ottimi ristoranti, bei parchi lungo il fiume, il tutto contornato dalla ricchezza di vigneti, caratteristici della valle, che si inerpicano in verticale fino a perdita d’occhio.

Nei dintorni di Sondrio si trovano Tirano, antica cittadina famosa per il suo Santuario della Madonna, costruito in seguito all’apparizione della Madonna stessa a Mario Omodei (o così si narra), ed anche per essere il punto di partenza del Trenino Rosso del Bernina, che attraversando diverse località giunge fino a Saint Moritz.

Nelle stagioni più  calde, è bello fare lunghe passeggiate lungo il fiume, dove è stata costruita una lunga pista pedonale e ciclabile, che offre la possibilità di raggiungere qualsiasi paese tra Colico e Tirano. Inoltre la ricchezza di laghi, sentieri, boschi e parchi rende la Valtellina una meta ideale per chi ama la natura e l’escursionismo. Noi personalmente vi consigliamo il sentiero del larice millenario, vicino Chiesa Valmalenco,  le Marmitte dei giganti, Parco delle incisioni rupestri di Grosio, oltre a tutti i laghi naturali e non che si posso trovare frequentemente.

Anche dal punto di vista enograstronomico non resterete delusi, i piatti valtellinesi sono squisiti, così come i vini.

Nelle stagioni più fredde, quando il clima permette l’apertura degli impianti sciistici, i luoghi tra cui scegliere sono moltissimi. Da Bormio (dove troverete anche le famose e bellissime terme), Livigno, Aprica, a Chiesa Valmalenco, Madesimo e Santa Caterina Valfurva.. tutte stazioni sciistiche bellissime, con varietà di piste e stupende baite dove recuperare le energie.

N.B –> Consiglio culinario: La Brace. Strada statale dello Stelvio km 22,3.       Ambiente suggestivo, piatti tipici della valle ed assolutamente squisiti!

A presto,
TheIwik

Ph: Camilla Marcon – Francesco Zorzi